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Il racconto s'intitola Una sorpresa per te ed è stato pubblicato nel libro Non sono morto edito da Prospettiva Editrice nel 2002.

UNA SORPRESA PER TE
di Ivo Gazzarrini


Monica era molto stanca e di malumore. Aveva passato una giornata snervante, con i clienti che entravano uno alla volta nell'ufficio, senza un attimo di tregua, come se ognuno di loro si fosse messo tacitamente d’accordo per ritrovarsi lì. Tutto il giorno a compilare documenti di trasporto.
     Ottimo! Pensò Monica, mentre sostava con l'auto a un semaforo. Per essere il giorno del suo ventiseiesimo compleanno non c'era male.
     Non appena scattò il verde, dal nervoso che aveva, schiacciò violentemente il volante, inondando l'aria col suono acuto del clacson e scatenando l'ira del guidatore del veicolo davanti a lei, che reagì mandandola a quel paese.
     A casa lanciò la borsa sul divano e si diresse in cucina. Aprì il frigorifero e dette una rapida occhiata al suo contenuto per poi prendere il cartoccio del latte. Bevve un sorso direttamente da lì. Afferrò il cellulare, l'accese, digitò il PIN e si sedette esausta fissando un punto sulla parete davanti a sé, cercando di svuotare la mente.
     Ci voleva qualcosa per rilassarsi, che so, qualcosa come un bel bagno caldo in vasca, anzi bollente. Si sarebbe masturbata mentre l'acqua le lessava la pelle... si, era proprio quello che ci voleva, oppure... oppure...
     L'inconfondibile sequenza di toni dal suo motorola d520 annunciò l'arrivo di un SMS e Monica tornò con la mente lì, nella sua cucina.
     Puntò lo sguardo sul display e premette OK per visualizzare il testo appena arrivato. Schiacciando l'apposito tasto di scorrimento lesse mentalmente il suo contenuto: “Buon compleanno! Chiamami appena torni, ho una sorpresa per te. Ciao. Silvia.”
     Monica sorrise.
     Oppure...
     Incredibile! Stava proprio pensando a lei e, zac, ecco un suo messaggio! Non si era dimenticata del suo compleanno. Certo che no, era la sua migliore amica...
     migliore amica? Sei sicura? Non si va a letto con le migliori amiche!
     Bé, era molto di più. Silvia le piaceva.
     Ma sei sicura di piacere anche a lei! L'ultima e l'unica volta che, diciamo, l'avete fatto, c'era anche un uomo con voi, o te lo sei dimenticata?
     Ma lei mi ha baciata, cazzo, quella volta mi ha baciata e mi ha anche... basta...
     Scacciò quei pensieri dalla testa e chiuse i ponti con quella vocina che la stuzzicava nel suo cervello. Digitò il numero di casa di Silvia.
     Dopo alcuni squilli si aprì la comunicazione.
     - Pronto? –
     Qualcosa si sciolse dentro Monica: il tempo si fermò, la stanchezza parve sparire come per magia e fu felice di sentire la voce dell’amica.
     - Ciao. Ho ricevuto adesso il tuo messaggio. Non ti sei dimenticata. Grazie. – Esclamò Monica.
     - Ciao. Figurati. Ho una sorpresa per te. Vieni? –
     - E come no! Mi do una sistemata e sono da te. Ci vediamo dopo. –
     - Ti aspetto. Ciao. –
     Monica depose il cellulare sul tavolo e si precipitò in bagno. Fece pipì, si spogliò velocemente e si gettò sotto la doccia. Lasciò accarezzare il proprio corpo dallo scroscio d’acqua bollente. Pensò a Silvia, a tutti quei giochi fatti insieme a lei, perversi e piacevoli. Sentiva che c’era qualcosa di più che una semplice complicità riguardo al loro particolare rapporto e ai loro particolari gusti sessuali, qualcosa di più della perversione e del piacere che stava sotto ai loro piccanti passatempi: semplicemente si stava innamorando di lei. Di Silvia. La trasgressiva Silvia. La dolce Silvia. La stupenda Silvia.
     Vestì il proprio corpo di un paio di jeans scoloriti, aderenti alla carne e un maglione nero. Mascherò il volto con un leggero tocco di rossetto perlato, un po’ di fard e mascara.
     Si accese una sigaretta, infilò il giaccone e uscì sbattendo la porta, facendo girare la chiave nella serratura.
     Durante il tragitto cominciò a piovere. Una pioggia leggera ma fastidiosa che non faceva altro che imbrattare il vetro della macchina. Azionò il getto d’acqua, innaffiando il vetro, cercando di migliorare le condizioni di visibilità.
     Quando fu nei pressi della casa di Silvia la pioggia era cessata.
     Parcheggiò l’auto davanti l’edificio, un casolare di campagna ristrutturato, accanto alla Polo di Silvia.
     L’amica abitava da sola ormai da qualche anno. Dopo il divorzio era riuscita a tenersi la casa. Aveva sempre detto a Monica che prima o poi l’avrebbe venduta, l’ambiente era troppo grande per una sola persona. Di tornare a stare con i suoi nemmeno a parlarne. Per il momento comunque aveva continuato a stare lì. Ed era meglio così, pensò Monica mentre usciva dall’auto. Come luogo per i loro divertimenti era l’ideale, isolato e lontano dalla strada. Forse, pensò Monica, era anche per quella ragione che Silvia non si era mai decisa a vendere.
     Suonò alla porta e rimase in attesa. Perché Silvia ci metteva così tanto ad aprire? Premette nuovamente il tasto sul citofono. All’interno sentì del trambusto, dei mobili che venivano spostati. Aspettò ancora qualche minuto poi si porto davanti alla finestra che dava sul soggiorno, per dare un’occhiata dentro, dal momento che ancora l’amica non si era decisa ad aprire.
     Forse è in bagno? Pensò. Oppure si sta ancora organizzando per la sua sorpresa. Era però molto strano che non si fosse almeno fatta sentire.
     Avvicinò il volto al vetro della finestra e guardò dentro la stanza. La luce all’interno era accesa. Notò che il tavolino era piegato a terra.
     Ma che diavolo è successo là dentro?
     Improvvisamente una mano si abbatté sulla vetrata. Monica trasalì lanciando un grido e fece un balzo all’indietro impaurita. Guardò gli anelli a lei familiari che graffiavano la vetrata, mentre piano la mano scivolava giù, fuori dalla visuale di Monica, lasciando una lunga scia di sangue sulla superficie trasparente del vetro. Monica fu presa dal panico. Respirava affannosamente, il cuore le martellava nel petto e il sangue pulsava nelle tempie. Si precipitò alla sua auto e si chiuse dentro. Lacrime involontarie le rigarono il volto e fu scossa da singhiozzi meccanici. Monica passò diversi minuti in quello stato con lo sguardo che ogni tanto tornava alla finestra. La mano di Silvia non si fece più vedere.
     Dopo poco riuscì a calmarsi e riflettendo sulla situazione le era venuto un presentimento: dentro, con lei, poteva esserci qualcuno. E probabilmente, entrando, metteva in pericolo anche la propria vita. Prese la decisione di entrare ugualmente dentro la casa. Non poteva starsene lì senza fare nulla o addirittura andarsene dopo quello che aveva visto. Dopotutto, Silvia, poteva anche essere caduta dalle scale o essersi tagliata in modo drastico. Fece un grosso respiro e uscì dall’auto. Scrutò nuovamente dalla finestra per vedere all’interno. Tutto era immobile e non udì alcun rumore. Silvia probabilmente era stesa ancora a terra. Si guardò intorno. Prese un grosso sasso e ruppe il vetro. Si sollevò sul davanzale. Mentre scavalcava alcune scaglie di vetro, rimaste attaccate alle imposte, le graffiarono una spalla e la coscia destra, riducendo in brandelli la stoffa dei jeans e del maglione. Non appena abbassò lo sguardo vide il corpo di Silvia raggomitolato sulle mattonelle. Una volta dentro cercò di togliere le grosse schegge di vetro che erano volate addosso a Silvia.
     Nell'animo sperava che fosse solo svenuta ma quando provò a spostare il corpo inerme dell’amica, questi si capovolse mostrando il manico di un coltello. Si coprì la bocca con la mano tirando l’aria nei polmoni.
     Mio Dio! Silvia è morta!
     In quel momento sentì che era veramente in pericolo e che il suo presentimento si era rivelato fondato. Si voltò di scatto. La stanza era vuota. Le tracce di sangue portavano fino alla porta del locale. Silvia si era trascinata fino a qui. Forse aveva anche sentito il suono del campanello e questo spiegava in parte il motivo per cui fosse venuta alla finestra.
     All’improvviso un rumore destò la sua attenzione. Monica trasalì e si appiattì contro il muro.
     Dal vano della porta prese forma, delineandosi dalle tenebre, la figura di un uomo. Questi si appoggiò al battente in apparente stato confusionale. In mano reggeva una siringa vuota. L’uomo socchiuse gli occhi assottigliando lo sguardo e dopo qualche secondo parve vedere le due figure nella stanza. Alzò il braccio con la siringa e biascico la parola: - Bastarda! –
     Poi con voce malferma si rivolse a Monica. – Aiutami! Mi ha iniettato della roba. Per l’amor del cielo aiutami. –
     L’uomo mosse una gamba in avanti e cascò per terra non appena lasciò il suo appoggio. Allungò una mano in direzione di Monica, si sforzò di parlare riuscendo a pronunciare solo suoni gutturali, poi perse i sensi. Monica non si mosse, rimase ferma lì a guardare l’uomo a terra. Mentre un’ondata d’odio l’avvolse, una sola parola si materializzò nella propria mente: vendetta!

     Quando l’uomo aprì gli occhi pensò che tutto quello che gli era capitato fosse stato solo un brutto sogno.
     Si sbagliava di grosso.
     Si trovava steso su un letto e non riusciva a muoversi. Con una rapida occhiata a sinistra si ritrovò faccia a faccia con la ragazza che aveva pugnalato.
     Degli strani mugolii uscirono dalla sua bocca. Era ancora frastornato. L’effetto del sonnifero stava svanendo ma una piccola parte circolava ancora nelle sue vene, rendendo lento ogni pensiero. Scorse un movimento alla sua destra e quando si voltò vide l’altra ragazza, quella che aveva intravisto poco prima di svenire.
     - Dove sono? –
     - All’inferno. – Rispose Monica.
     L’uomo cercò di divincolarsi.
     - E’ inutile che ti agiti. Ti ho legato. Hai rovinato tutto. Hai ucciso Silvia. –
     - Lei mi ha drogato... Ma chi sei tu? –
     - Ascoltami bene pezzo di merda. Tu eri la mia sorpresa, dovevi essere il nostro giocattolo e hai rovinato tutto. Devi sapere già da adesso che farai una brutta fine, non sarai altro che concime. Scaverò una fossa e getterò il tuo cadavere dentro la buca, come abbiamo fatto con tutti gli altri. –
     Monica si spogliò. Mentre l’uomo continuava a divincolarsi, lei si avvicinò al letto e carezzò il volto di Silvia, anch’essa completamente nuda. Una lacrima le scese a rigarle una guancia. Tirò su col naso.
     Prese la siringa dal comodino piena di un liquido incolore. Premette lo stantuffo facendo fuoriuscire una goccia dall’ago.
     - A te penserò dopo, bastardo. Ma non temere, sarai sveglio quando ti ucciderò. –
     Iniettò la sostanza facendo penetrare l’ago nella carne dell’uomo, senza curarsi di far piano.
     Fece il giro del letto tornando dall’amica.
     Monica baciò le labbra dell’amica, intensamente. Si staccò, dette un rapido sguardo colmo di amore al bellissimo corpo di lei. Carezzò ogni sua parte con la consapevolezza che sarebbe stata l’ultima volta.
     Un sussurro
     Ti amo!
     Colmo di vogliosa passione.
     Poi si mosse.
     L’ultima cosa che l’uomo vide prima che la droga lo portasse nell’incoscienza, fu la ragazza che si adagiava sul corpo dell’amante.