giovedì 3 gennaio 2013

Paura dei Manetti Bros

Il marchese Lanzi si reca dal suo meccanico di fiducia a lasciargli l’auto per un controllo e a prendere l’altra macchina d'epoca per recarsi a un raduno che lo farà stare lontano per il weekend. La sera stessa Ale, dipendente dell’officina, si presenta dai suoi due amici con la vettura del nobile e con l’idea di passare il fine settimana alla villa del marchese, sicuri del fatto che lui non si sarebbe presentato da lì a due giorni. E’ tutto così semplice da risultare quasi imbarazzante: le chiavi della villa sono nel cruscotto dell’auto e Ale sa come disinserire l’allarme. Una volta dentro decidono di sfruttare al meglio la situazione, così fanno un giro di telefonate e organizzano una festa per la serata del giorno dopo. Uno di loro si avventura nelle cantine e scopre una donna nuda e impaurita rinchiusa in una stanza. Nel frattempo l’auto d’epoca del marchese si rompe ed è costretto a rientrare a casa….

I Manetti Bros, dopo Piano 17, sono tornati a stupirmi con ben due film L’arrivo di Wang e questo Paura. Paura è un film che strizza l’occhio al cinema italiano di genere che fu e che ci fa rivivere esperienze sanguinolente e gore che mancavano da troppo tempo. I Manetti sono gli unici registi di genere che riescono a uscire fuori e a destreggiarsi nel nostro difficile mondo del cinema italiano. Tralascio il discorso del 3D in quanto me ne sbatto, il 3D è un optional, un gioco, non è cinema. La storia di questa pellicola è semplice e lineare, basta mettersi seduti, munirsi di fumo e popcorn, far partire il film e via, senza farsi seghe mentali. Gli attori sono bravi e credibili anche nei momenti in cui sono sotto tortura. Gli effetti speciali sono realizzati da Sergio Stivaletti e la sua squadra e sono molto splatter. Il repertorio di gore comprende: un capezzolo strappato con una pinza, vari volti trapassati da coltelli e paletti appuntiti, teste tagliate da machete e tanto, tanto sangue. La regia dei Manetti è frizzante e in certe sequenze riesce persino a far paura. Alcune scene, soprattutto quelle ambientate nelle cantine della villa, sono decisamente inquietanti. Inoltre, grazie ai dialoghi e alla sceneggiatura non sai mai cosa aspettarti. Il titolo di lavorazione, forse anche più azzeccato, era L'ombra dell’orco.
Viva il cinema di genere e in questo caso viva i Manetti Bros.
 

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