domenica 27 gennaio 2013

L'erede di Michael Zampino


Bruno, medico milanese, si reca con la moglie nelle montagne dell’Appennino. Il motivo del viaggio è un casolare che ha avuto in eredità dopo la morte del padre. Bruno non era a conoscenza della casa come anche degli ultimi anni di vita del padre. E infatti, all’arrivo sul posto, Bruno si scontrerà proprio con il passato del padre, un passato oscuro e misterioso che lo porterà lentamente e inesorabilmente a scontrarsi contro stili di vita selvagge e violente che lo segneranno per il resto della sua vita.

L’erede è un noir rurale che strizza l’occhio agli anni settanta/ottanta del cinema italiano, in particolar modo viene a mente pellicole come La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati.
Ottimo e inquietante il prologo del film di Michael Zampino, qui al suo esordio nel lungometraggio, girato interamente di notte. Poi la pellicola, scritta insieme a Zampino dal grande Ugo Chiti (sceneggiatore per Francesco Nuti, Alessandro Benvenuti), prosegue lentamente, senza cali di tensione fino a un finale concitato e violento. Gli attori sono ottimi come anche la recitazione. Forse si poteva osare di più in alcune scene, c’erano i mezzi e i presupposti per costruire un gran film di paura. Nonostante questo L’erede è un buon film che si lascia vedere e apprezzare fino alla fine, e questo per un film italiano è cosa rara. Durante la visione si viene colti da nostalgia proprio per il cinema italiano che fu e che fortunatamente si cerca di ritrovare attraverso queste pellicole. Da vedere assolutamente. 

 

domenica 20 gennaio 2013

Warm Bodies di Isaac Marion


copertina ebook
La terra è popolata dagli zombie. “R” è uno di loro. Barcolla nei pressi dell’aeroporto insieme a un’altra marea di non morti. Ha un amico che si chiama “M”. R e M sono particolari, nel senso che ogni tanto fanno conversazione e si scambiano occhiate e sguardi. Passano il tempo girovagando senza meta, imitando cose che facevano in vita, senza saperlo, e quando la fame si fa sentire troppo organizzano delle uscite in cerca di umani, di carne fresca da divorare. A parte l’iniziale del suo nome, R non ricorda nulla della vita precedente. Ma c’è qualcosa che sta cambiando in lui. Quando divora i cervelli della gente rivive momenti di vita della persona a cui appartenevano e R comincia a farsi delle domande. Poi un giorno, durante una spedizione in cerca di umani, s’imbatte in Julie e non sa come né perché la salva da una morte certa e la porta con sé al riparo dentro un aereo. R ha divorato il ragazzo di Julie, ne ha mangiato il cervello e rivive esperienze di lui con Julie. Comincia a provare qualcosa per la ragazza e sente che sta per cambiare. Tiene la ragazza con sé. Qualcosa è nell’aria, qualcosa di profondamente essenziale e R e Julie sono probabilmente due pedine fondamentali. Ma fuori ci sono gli umani che sono perennemente a caccia di zombie e che tentano di sopravvivere e poi ci sono gli Ossuti, i non morti all’ultimo stadio, gli scheletri che incutono timore e paura persino agli zombi.
copertina cartaceo

Warm Bodies di Isaac Marion è una storia d’amore grondante sangue e frattaglie. Una piacevole lettura che cerca di dare un senso a un mondo devastato dalla morte e invaso dalle creature più affascinanti della letteratura horror che sono gli zombie. L'autore è bravo ad alternare momenti comici a drammatici, sanguinosi e violenti. In Warm Bodies c'è tanto amore. Forse troppo. Ma, ripeto, la lettura è molto piacevole e scorrevole e mi sono divertito tantissimo a leggerlo. Nota di merito alla Fazi editore, la casa editrice che ha editato la versione ebook al prezzo eccezionale di euro 1,99 (contro i 14,50 della edizione cartacea). La Fazi editore in questo è un esempio per tutte le case editrici italiane. A un prezzo più alto non l’avrei mai acquistato, nonostante la mia passione per i non morti. Visti i temi trattati mi sento di consigliare questo libro a tutti, anche a chi non adora l’horror in quanto la storia d’amore fra R e Julie è veramente particolare.

lunedì 14 gennaio 2013

La montagna infernale di John Farris

Whitman Bowers, agente immobiliare ed ex colonnello dell’esercito, giunge con il figlio Terry nel North Carolina al fine di valutare, per conto di una grossa industria, una vasta tenuta sulla montagna di Wildwood. All’arrivo avverte subito un'atmosfera di tensione e di mistero.
La foresta di Wildwood è avvolta da un'inquietante leggenda: agli inizi del secolo un eccentrico milionario che praticava la stregoneria ci ha fatto costruire un magnifico castello, e per il sesto compleanno del figlio realizza un ballo in maschera con ben cinquecento invitati. Ma, al culmine della festa, si scatena improvvisamente una terribile tempesta e tutto svanisce nel nulla.
Whitman Bowers si fa accompagnare da Arn, suo ex compagno d'armi, e dalla splendida moglie indiana Faren, che vivono ai piedi della montagna e che conoscono bene quella zona, a perlustrare la foresta di Wildwood e sarà un viaggio all’inferno. Chi ha osato mettere piede in questa terra non ha quasi mai fatto ritorno. I pochi, atterriti sopravvissuti raccontano di aver dovuto affrontare strane, mostruose creature, per metà uomini e per metà animali.

Con questo Montagna infernale, datato 1986, John Farris confeziona un discreto romanzo fantastico, farcito da ottime sequenze horror e splatter. La storia è semplice e lineare e si alterna fra presente e passato in modo molto naturale: le parti del passato, scritte sotto forma di diario, ci consentono di capire al meglio il personaggio dello stregone e miliardario Edgar Langford.
John Farris ci porta nelle terre selvagge della foresta di Wildwood, popolata da una comunità di freak, di esseri bestiali mezzi uomini e mezzi animali, i cosiddetti Walkout, frutto delle violente nefandezze vendicative dello stregone.

giovedì 3 gennaio 2013

Paura dei Manetti Bros

Il marchese Lanzi si reca dal suo meccanico di fiducia a lasciargli l’auto per un controllo e a prendere l’altra macchina d'epoca per recarsi a un raduno che lo farà stare lontano per il weekend. La sera stessa Ale, dipendente dell’officina, si presenta dai suoi due amici con la vettura del nobile e con l’idea di passare il fine settimana alla villa del marchese, sicuri del fatto che lui non si sarebbe presentato da lì a due giorni. E’ tutto così semplice da risultare quasi imbarazzante: le chiavi della villa sono nel cruscotto dell’auto e Ale sa come disinserire l’allarme. Una volta dentro decidono di sfruttare al meglio la situazione, così fanno un giro di telefonate e organizzano una festa per la serata del giorno dopo. Uno di loro si avventura nelle cantine e scopre una donna nuda e impaurita rinchiusa in una stanza. Nel frattempo l’auto d’epoca del marchese si rompe ed è costretto a rientrare a casa….

I Manetti Bros, dopo Piano 17, sono tornati a stupirmi con ben due film L’arrivo di Wang e questo Paura. Paura è un film che strizza l’occhio al cinema italiano di genere che fu e che ci fa rivivere esperienze sanguinolente e gore che mancavano da troppo tempo. I Manetti sono gli unici registi di genere che riescono a uscire fuori e a destreggiarsi nel nostro difficile mondo del cinema italiano. Tralascio il discorso del 3D in quanto me ne sbatto, il 3D è un optional, un gioco, non è cinema. La storia di questa pellicola è semplice e lineare, basta mettersi seduti, munirsi di fumo e popcorn, far partire il film e via, senza farsi seghe mentali. Gli attori sono bravi e credibili anche nei momenti in cui sono sotto tortura. Gli effetti speciali sono realizzati da Sergio Stivaletti e la sua squadra e sono molto splatter. Il repertorio di gore comprende: un capezzolo strappato con una pinza, vari volti trapassati da coltelli e paletti appuntiti, teste tagliate da machete e tanto, tanto sangue. La regia dei Manetti è frizzante e in certe sequenze riesce persino a far paura. Alcune scene, soprattutto quelle ambientate nelle cantine della villa, sono decisamente inquietanti. Inoltre, grazie ai dialoghi e alla sceneggiatura non sai mai cosa aspettarti. Il titolo di lavorazione, forse anche più azzeccato, era L'ombra dell’orco.
Viva il cinema di genere e in questo caso viva i Manetti Bros.