sabato 31 marzo 2012

Stuck di Stuart Gordon

Ci sarebbero poche cose da dire riguardo a questo film.
Stuck è un autentico gioiello, un film con i controcazzi. Guardatelo!
Nel frattempo cercherò di spiegarvi i motivi.
Mentre scrivo le dita che battono sui tasti mi tremano ancora dall’emozione e dalla commozione per essere riuscito finalmente a vedere un FILM che sia un FILM e non un accozzaglia di effetti digitali,  di esplosioni e di luoghi comuni.

Brandi e Thomas. Un uomo e una donna. Due perfetti sconosciuti. Lei è una giovane infermiera, lavora in un ospedale e sta per essere promossa a capo infermiera. Sta insieme a un pusher e alla sera s’impasticca per divertirsi. Thomas ex manager, disoccupato in cerca di lavoro, senza un soldo e da poco anche senza una casa, costretto a dormire nel parco insieme ai barboni.
Finisce la giornata, arriva la sera e a notte fonda i due s’incontrano nel modo più brutale e violento possibile. Brandi investe con l’auto Thomas mentre attraversa la strada spingendo un carrello della spesa. Lui rimane incastrato nel suo parabrezza, con una gamba rotta e profonde ferite. Brandi, travolta dagli eventi, strafatta di ecstasy, sconvolta, è presa dal panico e si dirige verso casa sua senza chiamare i soccorsi. Lascia l’auto nel suo garage con l’uomo, ancora vivo, incastrato nei vetri del parabrezza.

Stuart Gordon, autore di ottimi film horror Lovecraftiani come Re-Animator, From Beyond, Dagon e dopo i grotteschi e drammatici Edmond e King of the Ants, realizza questo piccolo capolavoro partendo da un soggetto semplice: un uomo incastrato in un parabrezza. Da questa idea Gordon costruisce un film che pesca qua e là in tutti i generi. Stuck è drammatico, ironico, un horror metropolitano, un noir, ma soprattutto un film di denuncia contro tutto il sistema americano.
Brandi sta per fare la cosa giusta, alza il telefono per chiamare l’ambulanza ma la procedura è lenta, talmente lenta che nell’attesa viene colta dalla paura di perdere il posto di lavoro, di perdere la promozione e riaggancia. I vicini, immigrati ispanici, sbirciando nel garage della ragazza e notando Thomas coperto di sangue incastrato nel parabrezza, non chiamano le autorità per paura di essere coinvolti e ricacciati nel loro paese. Il fidanzato di Brandi che se ne infischia convincendo la ragazza che la cosa più semplice da fare è sbarazzarsi di Thomas uccidendolo. Alla fine tutti sono incastrati nel loro egoismo, nella loro indifferenza e l’unico incastrato (stuck) in tutti i sensi che è Thomas, è colui che cerca invece di uscire dalla sua situazione, spinto dall’istinto di sopravvivenza, lottando contro tutto e tutti, contro il sistema.
Stephen Rea nei panni di Thomas e Mena Suvari in quelli di Brandi sono perfetti e ispirati.
Ce ne fossero di film così.


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