sabato 31 dicembre 2011

Il virus dell'odio di David Moody



Danny McCoyne è un comunissimo impiegato comunale e un padre di tre figli piccoli. Odia il posto di lavoro e il suo diretto superiore. Lavora aspettando lo stipendio mensile che è l’unico sostentamento della famiglia. La sua routine è un continuo attendere il fine settimana che puntualmente viene distrutto dai tre figli. Una mattina, mentre si reca sul posto di lavoro, assiste a un episodio di violenza. Un uomo aggredisce un’anziana signora infilzandola con la punta dell’ombrello nello stomaco. Nel giro di pochi giorni i fatti di violenza aumentano in modo esponenziale e assistiamo, con gli occhi di Danny, al collasso della società. Molti individui vengono colpiti da qualcosa ed è come se si trasformassero in animali furiosi e pieni di odio che li spinge a uccidere. In tv queste persone vengono etichettate come  “Hater”, gli odiatori. Danny deve badare alla famiglia e si barrica in casa. L’unico mezzo di comunicazione è la tv ma in poco tempo anche quella cessa di trasmettere. Il cibo comincia a scarseggiare e i bambini hanno fame così Danny deve uscire. Fuori è il caos, ci sono gli Hater. Danny ha paura, paura di ciò che può trovare all’esterno e del virus che chissà, da un momento all’altro potrebbe prendersi qualcuno della sua famiglia.

Avevo riposto molte aspettative in questo libro, m’ispirava.
Qualche giorno fa ero a letto con la febbre e il libro che stavo leggendo non andava giù in nessun modo. Viene il dottore, mi visita. Esito: influenza virale, deve fare il suo corso, cinque giorni, tachipirina per la febbre e aerosol. Getto il libro (quello che non andava giù) e prendo Il virus dell’odio. Ho la febbre e mi ci vuole la medicina, un buon libro è quello che ci vuole.
E’ andata ben oltre le aspettative perchè questo libro è pazzesco, una vera cannonata. Parte lento, come una macchina con poca ripresa ma quando prende ti tira dietro e devi reggerti forte altrimenti cadi. Non annoia mai, David Moody ha le mani miracolate talmente è scritto bene. Efficace la scrittura in prima persona e funzionale alla storia, non poteva essere altrimenti. Durante la lettura mi sono tornati in mente libri come Condominium di Ballard e Nebbia di James Herbert che hanno secondo me affinità con questo romanzo. Ho letto sul web che Il virus dell’odio fa parte di una trilogia. Ma porca miseria, ti pareva. Mi girano perchè siamo in Italia e, a meno che non si parli di Stephen King, le trilogie vanno a farsi benedire. Spero nei tipi di Urania. Voglio anche gli altri.

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