giovedì 31 marzo 2011

Una notte da leoni di Todd Phillips

Definire capolavoro un film è rischioso. Nel senso che, la parola “capolavoro”, pare debba essere usata solo da critici cinematografici e appartenere a determinati generi.
Una notte da leoni, per me, è un capolavoro.
Quattro amici si recano a Las Vegas per festeggiare l’addio al celibato di uno di loro, Doug. La mattina dopo si svegliano nella loro stanza d’albergo, una suite, senza ricordarsi nulla di quello che è avvenuto la notte prima. Sono sconvolti, la camera è completamente distrutta, c’è un pennuto che scorrazza per la stanza, una tigre rinchiusa nel bagno, un bebè dentro lo sgabuzzino ma la cosa peggiore è che colui che doveva sposarsi, Doug, è scomparso. I tre amici rimasti devono assolutamente ritrovare Doug per riportarlo in tempo per il matrimonio e per fare ciò dovranno scoprire cosa hanno combinato la notte prima.
Capolavoro, dicevo. La pellicola è perfetta, un Film sotto tutti i punti di vista. Come sappiamo un film è il risultato finale di tante lavorazioni, si parte con l’idea, il soggetto, una scaletta, la sceneggiatura, c’è il casting, scenografia, fotografia, regia, montaggio, musica… tutto in questo film funziona alla grande. È un mix micidiale che si fonde e si confonde e da vita a questo Una notte da leone che è una cosa unica e perfetta.
L
a sceneggiatura è da manuale, il punto forte. La regia si fonde micidialmente col susseguirsi degli eventi, il montaggio è azzeccato, il ritmo della pellicola è veloce. Il film è divertente dall’inizio alla fine. L’inizio, cazzo, sembra quasi un thriller con le riprese di Las Vegas e quella musica che non sembra nemmeno appropriata a una commedia, ti spiazza pure quella. Gli attori dei fenomeni, perfettamente calati nella parte. Durante la visione (non oso dirvi quante volte l’ho visto) sembra di essere con loro, con i protagonisti, che, come noi, non sanno che diavolo sia successo quella dannata notte. E con loro ricostruiamo quello che è accaduto, fino al finale, sublime, eccezionale. Quando tutto sembra ormai finito con il matrimonio, durante i titoli di coda… ecco le immagini della notte da leoni… CAPOLAVORO!
 


Il trailer del film

martedì 22 marzo 2011

The Horde


The Horde è un film francese. È un film di zombi. È vivace. Veloce. Splatter... Ma io mi chiedo: ma il cinema italiano, che in passato la faceva da padrone e ha insegnato a tutto il mondo, dove diavolo è finito?
Anche i francesi ci hanno affossato nell’oblio confezionando film di ogni genere migliori dei nostri.
Alcuni esempi: le commedie Il missionario, Giù al nord (rifatto in Italia col titolo benvenuti al sud, che tristezza), il poliziesco L’immortale, gli horror Alta tensione, Calvaire.
Questo The Horde, pur non avendo nulla di originale, è un film di genere confezionato ottimamente, con personaggi ben caratterizzati e con una regia attenta.
La storia è molto semplice e racconta di un gruppo di poliziotti che si intrufola nottetempo all’interno di un palazzo di circa 12 piani, base operativa di una banda criminale, per vendicare un loro compagno ucciso dalla banda. Arrivati all’ultimo piano vengono scoperti e catturati. Da quel momento scoppia il caos. Un ostaggio della banda che era stato ucciso ritorna in vita e li aggredisce. Criminali e poliziotti fuggono sul tetto del palazzo e si accorgono che intorno al palazzo è pieno di morti viventi e la città è contornata di incendi e distruzione. Criminali e poliziotti dovranno unire le forze per raggiungere i piani bassi del condominio.
La pellicola non aggiunge nulla al genere zombi, ormai è stato detto, scritto e filmato di tutto, ma il film è godibile e divertente. I suoi pregi sono un ritmo veloce e alcune scene sopra le righe. Una su tutte quella del poliziotto che, ferito, in piedi sul tetto di una macchina, circondato da una marea di zombi, spara ai morti gridando a squarciagola... Questa sequenza da sola vale la visione di The Horde.

sabato 12 marzo 2011

La Psichiatra di Wulf Dorn


“Non credere a nessuno.
Non fidarti nemmeno di te stesso.
Non cercare la verità.
Sarà la verità a trovare te.”



Ellen Roth è una psichiatra e si trova a dover curare una ragazza che ha subito violenze estreme, sia corporali che mentali da un individuo che chiama Uomo Nero. Il giorno successivo la ragazza sparisce dalla clinica senza lasciare tracce. Nessuno l’ha vista all’infuori di Ellen. Nel frattempo la dottoressa comincia a ricevere minacce dall'Uomo Nero in persona e da quel momento inizia un vero e proprio inferno, un viaggio allucinante che porterà Ellen all’interno di un vortice di violenza fino al drammatico finale.
Oramai questi tedeschi ci sono avanti praticamente in quasi tutto, dal sociale alla cultura. La psichiatra di Wulf Dorn è un thriller psicologico. E’ un romanzo notevole tanto è semplice e perfetto, una vera sorpresa. La struttura e il suo progressivo andare avanti con gli eventi sono perfettamente cadenzati. La scrittura è fluida, senza fronzoli e si lega perfettamente con la narrazione. Agghiacciante il finale per il carico di emozioni che riesce a trasmettere. Da leggere assolutamente.